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franceflag2.gif L'Armèe franceflag2.gif

L'Esercito Francese sotto Napoleone



INDICE



franceflag1.jpg Note Generali

Fin dal momento in cui divenne Primo Console, nel 1799, Napoleone spese molto tempo a studiare l'esercito, che si basava sulle le vecchie armate rivoluzionarie, per apportarvi modifiche e miglioramenti.
È solo nel 1805 tuttavia che si può parlare di Grande Armata napoleonica, interamente organizzata dall'imperatore stesso e destinata alle eroiche imprese del decennio successivo.
La struttura di base dell’esercito infatti non variò nel corso delle guerre contro le Coalizioni nonostante il numero di componenti e le nazione di provenienza di questi crebbe a dismisura nel corso degli anni per far fronte agli incessanti sforzi bellici.

Nei suoi primi mesi di vita l'Armèe di Napoleone contava di una organico di circa 200.000 soldati; era suddivisa in sette Corpi d'Armata, ciascuno formato da due o più divisioni di fanteria, una brigata o una divisione di cavalleria leggera, quaranta cannoni circa e distaccamenti del Genio.
La composizione delle grandi formazioni non fu mai rigidamente uniforme, al fine di confondere le spie nemiche e di adeguare le responsabilità alle capacità dei comandanti.
Oltre ai Corpi d'Armata ordinari poi Napoleone creò un corpo di Riserva di cavalleria, che aveva inoltre in dotazione circa trenta cannoni, e una Riserva di Artiglieria, che in alcuni periodi arriverà a comprendere più di un quarto dei cannoni dell'intera armata.
Da ultima veniva invece la Grande Riserva, formata dai corpi d'elite dell'esercito, la nuova Guardia Imperiale e alcuni reggimenti di Granatieri. Il sistema strutturale dell'esercito, in realtà, non era un concetto nuovo per Napoleone, che già nel 1796 aveva costituito riserve di cavalleria e nel 1800 aveva organizzato il proprio esercito in Corpi d'Armata, tuttavia, durante gli anni relativamente tranquilli del periodo 1802-1805, queste idee innovative ricevettero una forma più stabile e un notevole sviluppo.
Il vero principio fondamentale che emerse in quegli anni fu però quello della centralizzazione del comando e dell'organizzazione.
I vecchi eserciti rivoluzionari (circa tredici durante la Rivoluzione) furono presto "fusi" in una sola armata; questa avrebbe concentrato la sua forza principale contro l'obiettivo più importante mentre avrebbe inviato distaccamenti per contrastare il nemico sui fronti di secondaria importanza.
"Nei sistemi di guerra, come negli assedi, è necessario concentrare tutto il fuoco sullo stesso punto", scrisse Napoleone.

La Grande Armata, nel 1805, vantava circa 350.000 uomini, compresi distaccamenti e guarnigioni, e negli anni seguenti questa cifra sarebbe più che raddoppiata, grazie all'ingresso, nel 1806, di un vasto numero di truppe alleate.
Nel 1808, per fare alcuni esempi, vi erano circa 520.000 uomini sul campo, più altri 180.000 schierati nei punti logistici e nelle guarnigioni; nel 1812 più di 630.000 uomini marciarono contro la Russia mentre una forza di 250.000 soldati combatteva in Spagna.
Queste cifre sono la prova del grande problema che si presentò a Napoleone col passare degli anni: dove trovare un sempre maggiore numero di soldati e dove gli ufficiali capaci di guidare questi ultimi in battaglia?
Nel 1805 quasi un quarto degli effettivi dell'Armèe era composto da veterani, sotto le armi fin dai giorni della Rivoluzione o della Repubblica; all'incirca lo stesso numero di uomini aveva preso le armi per la prima volta sotto il consolato, mentre il restante 50% era costituito da volontari e da coscritti, chiamati alle armi con la coscrizione successiva al 1801.
Tuttavia, con l'avanzare degli anni e con la progressiva diminuzione dei veterani, l'Imperatore dovette ordinare la coscrizione di un sempre maggior numero di giovani inesperti per far fronte a guerre logoranti che occupavano due fronti (il Reno e la Spagna); nel 1809 furono quindi arruolate le classi del 1806-07 più quella del 1809 e si arrivò infine alle cifre assurde del 1813, successivamente alla Campagna di Russia, in cui presero in braccio i moschetti persino i ragazzi di quindici e sedici anni per rimpinguare le file dei reggimenti di linea (i famosi Marie-Louises).
Dal 1806 in poi comunque un forte sostegno in "carne da cannone" venne dagli stati stranieri. Anche questi tuttavia si trovarono a dover fornire alla Francia un sempre maggiore numero di uomini, passando dal 1807, anno in cui un terzo dell'Armèe era composta da truppe straniere, al 1812, anno in cui non meno della metà degli effettivi non era francese.

I contingenti stranieri della Grande Armata assunsero quindi un ruolo sempre più importante; tre erano fondamentalmente i modi in cui questi uomini venivano reclutati.
Vi erano i soldati provenienti da regioni o stati annessi al territorio francese in seguito a conquiste o negoziati, che quindi servivano nei reparti francesi con uniformi e numerazioni francesi (per esempio gli Olandesi; un intero reggimento "francese" di corazzieri era costituito da Olandesi); vi erano poi le unità che servivano la Francia per soldi, come gli Svizzeri, o per ideali, come gruppi di Irlandesi e di Portoghesi, che combattevano come alleati dell'Impero Francese nonostante il loro paese d'origine ne fosse nemico; infine vi erano i contingenti nazionali degli Stati alleati o satelliti, come l'Italia, Napoli, gli Stati Tedeschi della Confederazione del Reno, la Polonia, eccetera. La qualità di questi contingenti variava moltissimo; per esempio gli Svizzeri, gli Italiani, i Polacchi e i soldati di alcuni Stati della Confederazione del Reno erano molto validi, considerati spesso al pari dei Francesi; al contrario i Napoletani, gli Spagnoli e alcuni Tedeschi erano del tutto inefficienti.

Per quanto riguarda i capi di questa enorme massa umana, non altrettanto difficile trovarne di validi, fino al 1812, nonostante le perdite tra gli ufficiali, soprattutto quelli di truppa, fossero molto elevate.
La perdita di un ufficiale in battaglia era un evento fatale in un sistema in cuiveniva data la massima importanza coraggio e alla capacità di comando; inoltre, dal 1808 in poi, diminuendo la qualità delle truppe (sempre più reclute e meno veterani), il numero di perdite tra i graduati aumentò notevolmente, poiché questi erano chiamati ad un sacrificio sempre maggiore per sopperire alle mancanze dei coscritti.
Nonostante ciò, molti nuovi giovani ufficiali furono formati dalle due speciali scuole militari fondate nel 1802 da Napoleone stesso: l'École Spéciale Militaire e l’École Politecnique.
La prima era inizialmente in grado di formare cento nuovi graduati qualificati ogni anno mentre la seconda fornì un vasto numero di ufficiali di Artiglieria e del Genio; il più famoso allievo di questa scuola fu sicuramente il generale Drouot.
Quando però la sempre crescente richiesta di ufficiali non poté più essere soddisfatta, fu necessario ricorrere alla promozione di massa di sergenti o di allievi appena arruolati; questo fatto influenzò inevitabilmente la qualità e la capacità della gigantesca arma di Napoleone, contribuendo probabilmente alla disfatta del 1814 e successivamente del 1815.

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franceflag1.jpg La Fanteria dell'Armèe

Così come ai tempi della Rivoluzione il Fante di Linea, fantassin in francese, costituva la spina dorsale dell'esercito, anche nel periodo imperiale la fanteria costituiva la maggior parte delle forze dell'Armèe.
La fanteria francese era organizzata in compagnie (circa 100 uomini); l'unità tattica di base tuttavia continuava ad essere il battaglione, costituito da 6 compagnie (9 per un certo periodo). Due o più battaglioni formavano una "demi-brigades" (nome adottato nel 1792 per sostituire reggimento; significa "mezza-brigata"); nel 1803 tuttavia Napoleone ordinò di tornare alla vecchia denominazione cosicchè due o più battaglioni raggruppati furono ridefiniti reggimento.
Due o più reggimenti formavano una brigata e due o più brigate formavano una divisione alla quale poteva essere assegnata una batteria di cannoni, ma mai unità di cavalleria (solo nel Corpo d'Armata, formato da due o più divisioni, si potevano trovar le tre armi insieme, artiglieria, cavalleria, fanteria.).
La distinzione fondamentale esistente nella fanteria era quella tra Reggimenti di Linea (o pesanti) e Reggimenti Leggeri.
Il numero di reggimenti di Linea e Leggeri variò durante gli anni quindi è impossibile stabilirne uno preciso, tuttavia si può affermare che esistessero circa 120 reggimenti di Fanteria di Linea e 30 reggimenti di Fanteria Leggera.

I reggimenti di Linea erano formati da 4 battaglioni, ciascuno formato da 6 compagnie, delle quali una di Granatieri, una di Volteggiatori (Fanti Leggeri scelti) e le rimanenti di Fucilieri, fanti di Linea per eccellenza.
Ogni reggimento aveva anche un piccolo quartier generale, un pronto soccorso e una banda reggimentale.
I reggimenti di Fanteria Leggera furono organizzati in maniera analoga a quelli di Linea, nonostante la denominazione di alcune unità variasse; un battaglione Leggero era formato da una compagnia di Carabinieri (corrispondenti ai Granatieri nei reggimenti di Linea), quattro compagnie di Cacciatori (la Fanteria Leggera per eccellenza) e una di Volteggiatori (che differivano da quelli di Linea unicamente per il colore dell'uniforme).
Oltre ai due tipi di reggimenti descritti sopra, poteva talvolta accadere, come era invece solito in molti altri eserciti europei, che le compagnie di Granatieri di alcuni reggimenti di Linea venissero raggruppate per formare reggimenti scelti di Fanteria Pesante.
A loro volta questi reggimenti vanivano poi concentrati in Divisioni d'elite di Granatieri.
I Reggimenti Granatieri erano composti da tre o quattro battaglioni di 6 ompagnie; tutte le compagnie erano, ovviamente, di Granatieri.

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franceflag1.jpg Armi e compiti della Fanteria

Le armi della fanteria francese non erano della migliore qualità; l'arma da fuoco era il moschetto Charleville "1777", fucile a pietra a canna liscia facilmente producibile su grande scala grazie alla nuova tecnica industriale dell'esperto Blanc.
Per azionare il moschetto i fanti usavano, come esplosivo, la polvere nera a grana grossa, che aveva il difetto di annerire eccessivamente la canna, quindi di rovinarla, e di provocare un oscuramento del campo di battaglia a causa del densissimo fumo prodotto dall'esplosone.
Se esposte ad eccessiva umidità, inoltre, questi fucili andavano presto fuori uso.
In linea generale il moschetto era molto impreciso; con una media di uno su sei il colpo non partiva, inoltre, oltre i cento metri di distanza, il fucile era praticamente inutile.
La tattica più usata era quindi quella di avvicinarsi il più possibile al nemico senza aprire il fuoco e di riversare sui battaglioni nemici una grandine di piombo ad una distanza di circa 50 metri; in questi casi le perdite erano elevatissime poiché più del 50% dei colpi andava a segno.
Per fare un esempio, ad Austerlitz, il 36° Reggimento perdette, in un colpo solo, 220 dei suoi 230 Granatieri.
In ogni caso, gli esperti consigliavano l'attacco alla baionetta e non l'uso delle armi da fuoco; il compito di infliggere la maggior parte delle perdite al nemico era degli artiglieri.
French Infantry Ogni soldato era dotato quindi di una baionetta inastabile di circa 40 cm, anche se, come il moschetto, la baionetta francese non era molto affidabile; per sopperire a ciò, molte unità venivano equipaggiate con corte spade come arma aggiuntiva per il combattimento corpo a corpo.
Per finire, ad alcune unità di Fanteria Leggera, soprattutto i tiratori scelti (Volteggiatori), veniva sostituito lo Charleville con una carabina a canna rigata, assai più precisa del moschetto, tuttavia più leggera e dal calibro inferiore.
La carabina tuttavia non fu adoperata molto dai francesi mentre, al contrario, Britannici e Prussiani armarono gran parte della loro Fanteria Leggera con fucili a canna rigata.

La Fanteria di Linea e quella Leggera si differenziavano anche per i compiti che svolgevano.
La prima (insieme ai Reggimenti Granatieri) aveva il compito di avanzare verso il nemico in formazioni compatte per sfondare e spezzare lo schieramento nemico; i fanti Leggeri invece erano addestrati come schermagliatori specializzati, al fine di operare in ordine sparso sul campo di battaglia.
Così, mentre la Fanteria Pesante avanzava, solitamente in linea o in colonna, era preceduta da masse di schermagliatori dei reggimenti Leggeri intenti a disturbare le operazioni nemiche, cercare di fiaccarne il morale prima dell'arrivo del grosso dei fanti o cercare di coprire il movimento di questi ultimi.
Per garantire questa tattica, i reggimenti Leggeri erano distribuiti in tutte le divisioni di Fanteria tuttavia, qualora non bastassero, le compagnie di Volteggiatori dei reggimenti di Linea potevano svolgere, anche se in misura minore, questo compito.
Vi era dunque anche una differenza di addestramento tra le due Fanterie, tuttavia non di rado interi reggimenti Leggeri operarono in formazioni compatte come i compagni di Linea, e, allo stesso modo, i Reggimenti di Fucilieri furono utilizzati come schermagliatori; questo per dimostrare come la fanteria francese fosse un'arma estremamente versatile.

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franceflag1.jpg La Cavalleria dell'Armèe: struttura, armi e compiti

Analizzando la cavalleria, si può dire che l'eredità lasciata alla Francia dalla Rivoluzione non era delle migliori.
I corpi a cavallo erano decisamente inferiori ai loro antagonisti europei e Napoleone decise di dedicarvi la massima attenzione per renderla micidiale e per sfruttarla al massimo delle sue possibilità.
Bonaparte perfezionò l'arma della cavalleria riportandola ai fasti medievali e rendendola indispensabile sul campo di battaglia.
"La cavalleria è utile, prima, durante e dopo la battaglia" disse l'Imperatore.
Egli le assegnò nuovi compiti ma soprattutto ne fece il perno della propria strategia bellica, basata sulla rapidità e l'imprevedibilità degli attacchi.
La prima riforma che Napoleone apportò fu quella di separare nettamente tra loro i tre tipi di cavalleria: quella Pesante, quella di Linea o Media e quella Leggera.
In passato, la distinzione era stata molto vaga mentre nella nuova Grande Armata ogni reparto fu organizzato secondo la propria specialità e fu ad ognuno assegnato uno specifico ruolo.

Come detto sopra, il primo tipo era la Cavalleria Pesante, di cui esistevano due componenti: i Corazzieri e i Carabinieri a Cavallo.
I primi erano la spina dorsale dell'arma ed erano uomini robusti, che combattevano con elmo, pettorale e dorsale d'acciaio, montavano enormi cavalli, brandivano lunghe sciabole dritte e portavano una carabina.
Ne esistevano 14 reggimenti, formati da tre o quattro squadroni a loro volta divisi in due o tre compagnie.
I Carabinieri invece avevano solamente 2 reggimenti; il loro equipaggiamento tuttavia era, dal 1809, identico a quello dei Corazzieri, escluso il colore dell'uniforme, dell'elmo e della corazza.
Prima del 1809 erano sostanzialmente dei Dragoni, ma furono poi completamente rivoluzionati da Napoleone, che li trasformò in Corazzieri d'elite.
Il ruolo di questi cavalieri era di primaria importanza, dovevano infatti sferrare devastanti cariche per sopraffare il nemico sfruttando le brecce aperte dall'artiglieria e dalla fanteria; più di una volta la sorte di una battaglia fu decisa da una carica di cavalleria come, ad esempio, nella Battaglia di Eylau.

Della cavalleria di Linea o Media facevano invece parte i Dragoni, di cui esistevano da venti a trenta reggimenti.
Agli inizi del '700 i Dragoni erano, in realtà, una "fanteria montata" più che una cavalleria, tuttavia dopo le guerre successive alla Rivoluzione questa specialità fu sempre più considerata come una vera e propria forza d'urto di cavalleria, tanto che in alcuni eserciti entrò a far parte della Cavalleria Pesante.
L'equipaggiamento di un Dragone consisteva in una spada dritta, simile a quella da Corazziere, un moschetto da dragone (modello Charleville 1777 con la canna accorciata), una o due pistole e un elmo di ottone, anche questo molto simile a quello della Cavalleria Pesante.
Le loro funzioni erano molteplici grazie alla loro capacità di combattere sia montati che appiedati; venivano quindi impiegati in schermaglie di cavalleria, per proteggere i fianchi dell'Armata e le linee di comunicazione, ma anche per affiancare la Cavalleria Pesante in devastanti cariche all'arma bianca.
Nel 1813 si dice che il Corpo dei Dragoni fosse la miglior cavallera dell'esercito francese.

Infine vi era la Cavalleria Leggera, numericamente molto superiore alle altre due; venne definito come "il più audace reparto dell'arma montata francese".
Vi erano fondamentalmente tre specialità leggere: gli Ussari, i Cacciatori a Cavallo e i Lancieri.
I primi contavano da dieci a tredici reggimenti, a seconda degli anni; erano cavalieri avventurosi, beniamini delle gentildonne, e portavano le più vistose, abbaglianti e stravaganti uniformi dell'esercito.
I secondi, un pò meno appariscenti, contavano 30 reggimenti mentre gli ultimi ne contavano circa 10.
Il loro equipaggiamento consisteva in un paio di pistole, una carbina, una sciabola da Cavalleria Leggera (con la lama curva) e, per i Lancieri, ovviamente la Lancia.
L'uso di quest'ultima tuttavia necessitava lunghi allenamenti ed esercizi e non era facile da utilizzare sul campo.
Benché tutti fossero equipaggiati con armi da fuoco, solo i Cacciatori a Cavallo ne facevano molto uso, essendo spesso impiegati come Volteggiatori montati.
I compiti della Cavalleria Leggera erano molto ardui; protetta dalla cavalleria di Linea essa aveva il compito di eseguire ricognizioni ed era sempre utilizzata nell'avanguardia, nella retroguardia e per la protezione dei fianchi dell'esercito.
Agganciato il nemico essa doveva poi impegnarlo di continuo con azioni di disturbo finalizzate a rallentarne l'avanzata o la ritirata.

Che fosse Leggera o Pesante la tattica pricipale della cavalleria napoleonica era comunque basata sull'azione d'urto di cariche in massa.
french cuirassiers charge Una carica era tuttavia molto difficile e andava eseguita con molta cura: in un primo momento gli squadroni avanzavano al trotto, fino a raggiungere un terzo circa della distanza che li separava dal nemico, poi il passo accelerava, raggiungendo il piccolo galoppo, che si sviluppava in un galoppo veloce a circa 150 metri dal nemico; nei cinquanta metri finali si procedeva invece a briglia sciolta e alla massima velocità.
Sbagliare il momento in cui lanciare all'attacco i cavalli poteva costare molto, infatti gli animali potevano arrivare esausti e perdere tutto il loro potenziale o, al contrario, potevano perdere il controllo superato il primo obiettivo e contribuire al disperdersi dell'unità.
Infine però era di primaria importanza assicurarsi che un attacco di cavalleria fosse ben sostenuto da adeguate forze di fanteria e artiglieria, in quanto la cavalleria, sola, non poteva gran che contro schiere immobili di fanti pronti ad aprirle il fuoco addosso.

In ogni caso Napoleone e i suoi comandanti di cavalleria (i migliori furono Murat, Lasalle e Grouchy) trasformarono la cavalleria francese da oggetto di scherno ad un'arma veramente formidabile.
Napoleone stesso scrisse nelle sue memorie a Sant'Elena, "Senza cavalleria, le battaglie sono senza risultato".

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franceflag1.jpg L'Artiglieria dell'Armèe

Essendo stato un ufficiale di artiglieria, che raggiunse la fama per la prima volta in seguito al bambardamento di Tolone, Napoleone utilizzò l'arma dell'artiglieria come nessuno prima aveva saputo fare e sotto di lui essa fu una delle armi più efficaci della Grande Armata.
"Le grandi battaglie si vincono con l'artiglieria" scrisse una volta l'imperatore al Principe Eugenio.
Divenuto primo console, Napoleone apportò numerose modifiche all'Artiglieria che, tuttavia, era stata l'erma meno colpita dalle epurazoni ed emigrazioni causate dalla Rivoluzione e inoltre aveva accumulato più di otto anni ininterrotti di esperienza sul campo di battaglia.

Il primo miglioramento che il Console ordinò fu la militarizzazione del servizio di traino; il "treno d'artiglieria", come venivano chiamati gli equipaggi addetti al trasporto, erano fondamentali per le tattiche usate sul campo di battaglia, in quanto da loro dipendeva la mobilità dell'artiglieria affinchè potesse supportare gli assalti di fanteria e cavalleria.
Passando da civili a militari, gli uomini del treno migliorarono molto le proprie prestazioni e contribuirono al miglioramento generale dell'artiglieria.

Le altre modifiche riguardarono invece le varie specialità dell'artiglieria, divisa in Pesante o Artiglieria a Piedi e Leggera o Artiglieria a Cavallo o Ippotrainata.
L'artiglieria repubblicana, (modellata sul sistema Gribeauval) era dotata di pezzi da 12 e 8 libbre per l'artiglieria pesante, e pezzi da 4 libbre per quella leggera (la denominazione dei pezzi derivava dal peso delle palle che sparavano: i proietti); entrambe le specialità avevano inoltre obici.
La prima modifica di Napoleone, che riguardò l'artiglieria Leggera, fu quindi quella di sostituire i cannoni da 4 libbre con pezzi leggermente più grandi, da 6 libbre.
Ciò che lo spinse a prendere questo provvedimento fu anche, e soprattutto, il gran numero di pezzi d'artiglieria da 6 libbre catturati ai prussiani e agli austriaci tra il 1794 e il 1800; logico era quindi adattare l'artiglieria francese a quella dei nemici per utilizzarne i materiali e le munizioni.
Il secondo cambiamento riguardò invece l'artiglieria Pesante e fu quello di sostituire molti pezzi da 8 libbre con cannoni da 12 libbre, per avere così una maggiore potenza di fuoco e una più lunga gittata sui campi di battaglia.

Le munizioni dei cannoni francesi erano quelle standard del periodo: la palla normale rotonda o palla piena, le scatole a mitraglia, contenitori riempiti a pallottole e detriti che venivano sparati a corta gittata, e le granate, palle piene di esplosivo azionate da una miccia, lanciate dagli obici.

I compiti dell'artiglieria francese, nell'opinione di Napoleone, erano principalmente tre.
Il primo consisteva nel sostenere, all'inizio dello scontro, i primi spostamenti della fanteria e allo stesso tempo martellare senza sosta le formazioni nemiche.
Il secondo consisteva nel concentrarsi per effettuare un bombardamento intensissimo sul nemico, per causargli devastanti perdite, fiaccargli il morale e spianare la strada all'avanzata di fanteria e cavalleria, mentre il terzo aveva luogo nelle fasi finali degli scontri, nelle fasi di inseguimento del nemico o di ritirata, durante le quali alla sola Artiglieria a Cavallo veniva ordinato di appoggiare la Cavalleria Leggera aprendo altre brecce nei nemici in fuga o ritardandone l'inseguimento.

Napoleone fu dunque un grande innovatore in questo campo, in quanto fu il primo ad utilizzare un così vasto numero di cannoni concentrati in grandi gruppi per un martellamento pesante, detto "fuoco di massa", strategia che che avrebbe portato ai massicci usi dell'artiglieria delle Guerre Mondiali; inoltre fu il primo a servirsi dell'artiglieria non solo in postazione fissa ma per accompagnare i fanti e i cavalieri.
Nonostante tutto ciò l'Imperatore fu molto chiuso, forse non fu in grado di anticiparlo e capirlo, riguardo allo sviluppo tecnico dei cannoni.
Non pensò mai di "evolvere" il cannone, passando dall'avancarica e dalla canna liscia ad altri sistemi.
Egli era convinto della superiorità assoluta di ciò che aveva ereditato dalla Rivoluzone e dagli eserciti repubblicani in questo campo, cosa che gli impedì di capire quanto fosse importante tenere il passo dei nemici nel campo dell'innovazione tecnologica delle armi e che gli costò, una volta che le sue geniali innovazioni strategiche cominciarono ad essere conosciute ed utilizzate dal nemico, una serie di sconfitte da cui ebbe inizio il suo inarrestabile declino.

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franceflag1.jpg La Guardia Imperiale

Il corps d'elite della Grande Armata era, senza ombra di dubbio, la Guardia Imperiale.
I membri di questo corpo scelto provenivano inizialmente dalla Guardia Consolare, nata cinque anni prima in seguito al colpo di stato del 18 Brumaio dalla fusione di tre corpi: la scorta personale del Generale Bonaparte, la Guardia del Direttorio e la Guardia dell'Assemblea Legislativa.
La Guardia Consolare cambiò poi denominazione in Guardia Imperiale in seguito all'incoronazione di Napoleone avvenuta nel 1805.
Nel corso del tempo, come del resto tutto l'esercito, la Guardia aumentò di molto i suoi effettivi; a Marengo (1800) la Guardia Consolare contava circa 2100 uomini, nel 1804 comprendeva 5000 Granatieri, 2000 cavalleggeri e 24 cannoni, verso la metà del 1805, divenuta Guardia Imperiale, essa contava 12.000 uomini mentre circa 56.000 uomini ne facevano parte durante la campagna di Russia; solo nel 1814 tuttavia essa raggiunse il maggior numero di appartenenti, quando ne facevano parte 112.500 uomini.
Così la Guardia, nata come un forte reggimento scelto, divenne una vera e propria armata.
La Guardia infatti comprendeva fanti, cavalieri, artiglieri, uomini del Treno, Genieri e Marinai.
Sono tuttavia famose le tre diverse sezioni che la costituivano: la Vecchia, la Media e la Giovane Guardia.
Il nucleo originale, formato da reggimenti di Granatieri a Piedi e di Cacciatori a Piedi, da un reggimento di Granatieri a Cavallo, uno di Cacciatori a Cavallo a cui si era unito uno squadrone di Mamelucchi, reparti di artiglieria, di Marinai e del Genio, costituiva la Vecchia Guardia, a cui si unirono poi un reggimento di Dragoni e due di Lancieri (uno polacco e uno olandese).
Nel 1806 fu creato invece il secondo nucleo, la Guardia di Mezzo, formato da due reggimenti di Fucilieri scelti, detti Fucilieri Granatieri, il primo, e Fucilieri Cacciatori, il secondo.
Nel 1809 infine Napoleone ordinò la creazione del terzo ed ultimo corpo, la Giovane Guardia, formata da 4 reggimenti di Tiragliatori, 4 di Volteggiatori e 1 di Guardie Nazionali.
Costituiva, in sostanza, la Fanteria Leggera della Guardia Imperiale, addestrata ad operare in formazione aperta e come fanteria ordinaria. Era costituita dalla crema dei coscritti di ogni annata e nacque per attrarre gli uomini all'odiato servizio militare.
Tuttavia si notò che le unità della Giovane Guardia non eguagliarono mai quelle della Vecchia Guardia, seppur si distinsero più volte per il loro indiscutibile valore.

Servire tra i ranghi della Guardia era considerato da tutti un immenso privilegio e un grandissimo onore; la qualifica minima per poter farne parte era di cinque anni di servizio e due campagne.
Appartenere alla Guardia comportava inoltre notevoli vantaggi: i soldati semplici della Guardia ricevevano la paga dei sergenti delle unità di Linea, i caporali quelle dei sergenti maggiori e così via fino al comandante.
La Guardia inoltre aveva sempre razioni e rifornimenti speciali.

Stranamente però, benchè la Guardia fosse, senza ombra di dubbio, il miglior corpo dell'esercito francese, Napoleone si dimostrò sempre cauto nell'impiegarla in battaglia e fino al 1813 non prese quasi mai parte ad un combattimento, rimanendo nelle retrovie come riserva.
Ciò attirò molte critiche sull'imperatore, ma probabilmente fu giustificato nel suo desiderio di tenere sempre una carta di riserva.
La Guardia tuttavia fu un modello al quale il resto dell'esercito avrebbe dovuto ispirarsi e, poichè l'entrata nei suoi ranghi era aperta a tutti i soldati meritevoli, essa era un incentivo notevole per un comportamento leale e valoroso sul campo.
La creazione di un corpo scelto come la Guardia Imperiale tuttavia non ebbe solo effetti positivi sul resto delle truppe; il costante abbandono dei battaglioni e degli squadroni di Linea da parte degli uomini migliori ridusse indubbiamente il valore e le capacità delle unità di provenienza.
Inoltre, l'aumento degli effettivi della Guardia si rivelò cosa superflua e uno spreco: superflua perchè assai raramente essa influì sulle sorti di una battaglia e uno spreco poiché essa assorbì il talento dell'intero esercito e tolse soldati di eccezionale valore alle unità ordinarie.

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franceflag1.jpg La Guardia Nazionale

La Guardia Nazionale nacque nel 1789, per ordine dell'Assemblea Nazionale, a Parigi.
In breve questo corpo di milizia fu poi esteso al resto della Francia con il duplice scopo di difendere il paese da un eventuale colpo di stato monarchico e dai tentativi insurrezionali dei ceti popolari.
Ai tempi della Repubblica essa era composta da tutti i cittadini idonei alle armi ed era di stanza nelle città; con il passare del tempo però (fu riconosciuta formalmente nel 1791) fu protagonista dei principali eventi rivoluzionari fino ad essere disarmata, anche se non abolita, da Napoleone nel 1805.
Nel 1809 tuttavia, dovendo far fronte ad una sempre maggiore mancanza di uomini, il Corpo delle Guardie Nazionali fu riarmato e partecipò alla difesa della Francia fino al 1814 e un Reggimento di Guardie Nazionali entrò anche a far parte della Guardia Imperiale.
Il Corpo della Guardia Nazionale, sopravvisse alla caduta di Napoleone nel 1815 e fu sciolto solo nel 1827 dal re Carlo X, a causa della velata opposizione alla monarchia.
La Guardia Nazionale tuttavia risorse durante la Rivoluzione di Luglio del 1830 al fianco del popolo, appoggiò i repubblicani durante i moti del 1848, partecipò alla difesa di Parigi nella guerra franco-prussiana del 1870 e quindi della Comune.